CHIESA di SAN FRANCESCO di PAOLA
VIA CASTELVECCHIO
alla pianta della città
pagina web redatta da giuseppe trovato
Metri 553,3 s.l.m.
Precedente denominazione: San Corrado
Esposizione NORD-OVEST
Epoca: XIV sec.(su precedente impianto, probabilmente bizantino)
Destinazione originaria: cappella privata, riservata al personale del vicino Castello. In seguito incorporata al convento dei Carmelitani e, poi, concessa, con il Convento, agli Eremiti di San Corrado - Oggi non è aperta al pubblico.

 

Descrizione, notizie storiche e vicende costruttive
La Chiesa risale ai primi decenni del Trecento e fu voluta da Stefano Branciforti, come lo stesso adiacente convento, facente parte della Chiesa di Sant'Agata, ceduto ai Carmelitani. Per i Carmelitani, si preparava il nuovo Convento per iniziativa del Principe Giuseppe Branciforti. Intorno agli anni '70 del Seicento, il Convento e la Chiesa presso il Castello, per concessione dello stesso Principe e poi di Carlo Maria Carafa, diedero asilo agli Eremiti di San Corrado.

E' presumibile che la Chiesa inizialmente sia stata intitolata a San Corrado e, in seguito, a San Francesco di Paola. Non c'è documento, a partire dal 12 dicembre 1688 fino al 1879, che accenni alla Chiesa con denominazione diversa da quella di San Francesco di Paola. Gli Eremiti seguivano la regola di San Corrado, vivendo di questua e del frutto del loro lavoro: l'allevamento delle api e la lavorazione della cera. In un anno, non precisato, possiedono fino a trecento "fascelli pieni di api", che fruttano nove onze, sette tarì e dieci grani, con cui - oltre alla loro rendita annuale("rendale") di quattordici onze, un tarì e tre grani- riescono a sostenere se stessi e il mantenimento del "Circolo" del Sacramento, cioè l'esposizione quotidiana del Santissimo Sacramento, che richiedeva un rilevante consumo di cera.
Maggiore consumo si registrava per le quarantore consecutive di adorazione, con l'esposizione solenne dell'Eucarestia e per la celebrazione delle messe. Il 16 novembre 1784, per gli Eremiti, rappresenta un giorno di definitiva liberazione da un incubo, poiché viene loro riconosciuto il possesso dell'ex Convento dei Carmelitani, compromesso dallo smarrimento di precedenti documenti che avevano. Nello stesso giorno, infatti, la deputazione interna ed esterna (due Eremiti anziani e il Dottor Ignazio Catania) ottiene il riconoscimento del "Romitaggio" alla sua fondazione e l'esistenza dall'Eccellentissimo Signore e Principe di Butera. Gli Eremiti, che non dovevano essere molti, se si pensa che, dal 1726 al 1819, ne muoiono solo 13, vivevano della loro rendita, di elemosine, che, nel 1750, fruttarono sedici onze, cinque tarì e undici grani. Nel Romitaggio, la vita trascorreva in adorazione, in questue, in opere pie. "I membri poscia componenti il medesimo adempiono compitamente i loro impieghi e non danno motivo di querela, anzi per la cura ed assistenza[...] dell'opera pia del Circolo sono degni di edificazione e se cadesse tal opera in altre mani saremo a temere che anderebbe a deperdersi, e tanta è la cura ed assistenza che si cerca, e tanta, è la di loro particolare premura e devozione che a pro di essa professano". La Chiesa che a noi interessa è piccola, a pianta centrale. Nel 1881, dopo la legge del 7 luglio 1866 che sopprimeva gli ordini religiosi e ne confiscava i beni, fu comprata da Padre Carmelo Nicolosi, che la riaprì al culto, mentre il Convento da un certo Giuseppe Vitali da Licata. L'architettura coniuga felicemente soluzioni arabo-normanne con la misura e l'equilibrio bizantino. Dal dettato normanno derivano le tre absidi(solo due delle quali, oggi, visibili), che fanno del perimetro dell'edificio un trifoglio stilizzato. La massa è alleggerita all'esterno dalla forma poligonale delle absidi. Dalla sintassi normanna deriva anche il carattere difensivo: finestre strette, fortemente strombate all'esterno ed eleganti nella definizione dell'arco puramente romanico. Il ripristino dell'interno ci ha restituito gli eleganti costoloni e le chiavi di volta a crociera che portano i segni dei Branciforti. L'adiacente Casa del Fanciullo è opera degli anni '50 e'70, inserita tra la Chiesa di San Francesco di Paola e la Chiesa di Sant'Agata.